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Val Grande, presentato il dossier cambiamenti climatici

È stato presentato lo scorso 6 novembre a Domodossola il dossier “Aree protette alpine e cambiamenti climatici”, che racconta come 17 parchi alpini italiani stiano affrontando la sfida della crisi climatica attraverso progetti e strategie di adattamento. La presentazione è avvenuta nell’ambito del convegno “Montagne che cambiano. Natura e parchi alla prova del clima”, promosso da CIPRA Italia e Federparchi con la collaborazione dell’Ente di Gestione delle Aree protette dell’Ossola, dell’Associazione Musei d’Ossola e grazie al contributo della Fondazione Cariplo e del Programma Interreg Italia–Svizzera.

Il dossier raccoglie e valorizza buone pratiche che spaziano dalla gestione sostenibile delle risorse idriche e dalla tutela della biodiversità, alla promozione di un turismo più consapevole e al coinvolgimento attivo delle comunità locali. Le aree protette emergono così come laboratori di resilienza climatica, capaci di sperimentare soluzioni innovative e replicabili per la tutela e la valorizzazione dei territori montani.

Dalle foreste adattative al monitoraggio glaciologico, dalla riqualificazione degli habitat vulnerabili alla gestione sostenibile dei flussi turistici, i parchi alpini italiani dimostrano che è possibile costruire una nuova governance del clima, fondata su cooperazione, conoscenza condivisa e partecipazione.

Realizzato da CIPRA Italia e Federparchi, il dossier include le iniziative e i progetti di adattamento ai cambiamenti climatici promossi da: Aree Protette delle Alpi Marittime, Parco Fluviale Gesso e Stura, Aree Protette delle Alpi Cozie, Parco Nazionale Gran Paradiso, Parco Naturale Mont Avic, Aree Protette della Valsesia, Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, Aree Protette dell’Ossola, Parco Nazionale della Val Grande, Parco Lombardo della Valle del Ticino, Parco delle Orobie Valtellinesi, Parco dell’Adamello, Parco Nazionale dello Stelvio, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale Dolomiti Friulane, Parco Naturale delle Prealpi Giulie e Parco Naturale Regionale del Beigua. Il documento potrà essere ampliato in futuro per includere le esperienze delle altre aree protette alpine, rafforzando così la rete di collaborazione e scambio tra territori che vivono quotidianamente gli effetti della crisi climatica.

Nel corso del convegno, dopo la relazione introduttiva di Antonello Provenzale (CNR), dal titolo “Montagne e cambiamenti climatici: le sfide della ricerca per i parchi alpini”, si sono svolti due panel dedicati agli impatti del clima su flora e fauna, con Giuseppe Bogliani (Università di Pavia), e alla crescente fragilità della montagna di fronte agli eventi estremi, con Marta Chiarle (CNR–IRPI).

Gli interventi hanno richiamato i temi centrali del dossier, mettendo in luce le criticità più urgenti: l’aumento di eventi meteorologici estremi – come tempeste, alluvioni e frane – con gravi danni a ecosistemi e infrastrutture; la crescente carenza idrica e la perdita di habitat umidi; la regressione dei ghiacciai e la riduzione dell’innevamento, che alterano il bilancio idrico e mettono sotto pressione le attività invernali; il degrado forestale legato a incendi, parassiti e stress termico; infine, le pressioni turistiche e la scarsità di risorse per l’adattamento e la manutenzione.

“Un quadro complesso che conferma la necessità di strategie coordinate e di reti di cooperazione tra parchi, enti e comunità locali – afferma Vanda Bonardo, presidente di CIPRA Italia -. Proprio per questo il dossier raccoglie e valorizza le esperienze e le buone pratiche di adattamento climatico, offrendo una visione condivisa e concreta del ruolo che le aree protette possono svolgere nella costruzione della resilienza alpina. Oggi più che mai serve una gestione adattiva, che rafforzi la resilienza ecologica e valorizzi i parchi come presìdi vitali nella sfida alla crisi climatica.”

“Questa  prima iniziativa fa un passo avanti rispetto al modo solito con cui si affronta il nodo del cambiamento climatico – prosegue Agostino Agostinelli, membro del consiglio direttivo di Federparchi – dalla constatazione e dalla denuncia si passa ad una serie di (parziali, per ora) azioni operative che provano a tradurre in concreto l’idea dell’adattamento climatico. Che siano i parchi a farlo è un buon segnale per l’ambiente, i territori e le comunità locali: da qui intendiamo continuare su un percorso che arrivi a coinvolgere tutte le aree protette dell’arco alpino“.

Centrale sarà la cooperazione con enti, ricerca e comunità locali, per condividere dati, buone pratiche e soluzioni basate sulla natura, in una prospettiva di collaborazione internazionale.

Il dossier è disponibile su www.cipra.org/it/pubblicazioni/aree-protette-alpine-e-cambiamenti-climatici

Per contatti: italia@cipra.org

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