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LIPU: TAR Piemonte, stop ad immissione pesci alieni

Il Tar Piemonte accoglie la domanda delle associazioni ambientaliste e sospende il decreto del presidente della Provincia. Lipu, Legambiente, Pro natura e WWF Italia: “Importante primo passo. Necessario dare attuazione a costituzione e norme europee”

Con Ordinanza n. 5/2023 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha accolto la domanda cautelare presentata dalle associazioni Lipu, Legambiente, Federazione Nazionale Pro Natura e WWF Italia disponendo la sospensione dell’efficacia del decreto del Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola, n. 35 del 18 marzo 2022, che ha autorizzato, sino al 31.12.2023, l’immissione nelle acque provinciali anche di specie ittiche non autoctone.

Il Presidente della Provincia aveva in particolare autorizzato l’immissione della Trota fario (atlantica o mediterranea) qualificandola semplicemente come “specie ammessa alla pratica di immissione” mentre la stessa, per come rilevato dal TAR, “non appare oggetto di autorizzazione all’immissione” alla luce della normativa vigente. I giudici hanno quindi applicato il principio di precauzione riconoscendo il pericolo rappresentato dalla immissione di queste specie e la necessità di dare prevalenza all’interesse di tutela ambientale.

“L’ordinanza del Tar Piemonte – dichiarano le associazioni ricorrenti – rappresenta un primo importante passo per giungere ad una piena applicazione della normativa internazionale ed europea di riferimento che da tempo ha riconosciuto nella diffusione delle specie invasive una delle principali minacce alla biodiversità e all’integrità degli ecosistemi, vietando e contrastando le immissioni volontarie o meno.

Nonostante ciò, nel corso del tempo in Italia si è perseverato nell’adozione di deroghe a livello regionale e locale con l’obiettivo di fare concessioni a settori, come quello della pesca ricreativa, le cui istanze non sono sempre coerenti con i preminenti interessi di tutela della biodiversità.

“Gli ecosistemi fluviali e lacustri, così come le zone umide, pur ricoprendo un ruolo fondamentale anche in termini di servizi ecosistemici forniti alle comunità, sono oggi gli ambienti più minacciati, tanto dai cambiamenti climatici, quanto dalle attività umane: si pensi alla costruzione di dighe e sbarramenti che impediscono all’ittiofauna migratrice di risalire i corsi d’acqua, alla distruzione della vegetazione ripariale e alle escavazioni in alveo con la scusa della manutenzione idraulica con conseguenze negative sulla biodiversità ma spesso anche sulla sicurezza idraulica, allo sfruttamento eccessivo della risorsa idrica, all’inquinamento sino, per l’appunto, all’immissione di specie alloctone invasive.

“Per queste ragioni – concludono le associazioni – continueremo a vigilare e ad attivarci a tutti i livelli affinché lo Stato, così come le sue articolazioni decentrate, dia piena e concreta attuazione al principio fondamentale di tutela della biodiversità previsto dall’art. 9 della Costituzione”.[Fonte: LIPU]

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