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Foreste Casentinesi: flora rara di epoche passate

Al contrario, negli habitat sommitali del Parco e in particolare nei versanti freddi, tutto è in ritardo e il risveglio di flora e fauna è subordinato al lento sciogliersi delle nevi e all’arrivo di giornate a clima più mite.

Percorrendo a piedi sentieri e mulattiere in direzione del crinale appenninico, non si può far a meno di notare ampie macchie arbustive di un verde lucente molto intenso. Si tratta dei bellissimi mirtilli neri (Vaccinium myrtillus L.) che costeggiano il bosco ed entrano nelle praterie.

Possiamo trovarli facilmente grazie al ronzio di api e altri impollinatori: i fiori dalla tipica corolla urceolata vengono bottinati continuamente insieme a quelli di un’altra specie presente nel Parco ma piuttosto localizzata, il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea L.). Mentre nella prima le bacche carnose a maturazione assumono una colorazione blu-violacea, in quest’ultima la colorazione è di un bel rosso intenso.

Queste due piante, tipiche della vegetazione alpina e subalpina sono solo un piccolo indizio della enorme biodiversità racchiusa nell’area di crinale: brughiere, vaccinieti e nardeti sono esempi di vegetazione tipica concentrata soprattutto nell’area del M.te Falterona-M.te Falco, di inestimabile importanza floristica. Le cenge rocciose del M.te Falco, esposte a Nord, ospitano alcune delle specie più rare e localizzate di tutto il Parco: si tratta di relittti glaciali, ovvero piante che durante le ultime glaciazioni si sono spinte fino al Sud della penisola italiana, colonizzando alcune aree. In seguito a climi più caldi, queste specie si estinsero nelle nuove aree permanendo solo dove le condizioni climatiche risultavano particolarmente severe (come le creste e i versanti freddi dell’Appennino). Alcune specie trovano proprio nel Parco il loro limite di distribuzione meridionale. Un esempio? La Tozzia alpina L. (Tozzia alpina), specie appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae tipica delle catene dell’Europa meridionale (Orofita sud-europea). Si tratta di una piccola pianta perenne con rizoma a squame carnose e corolla giallo dorata chiazzata di porpora all’interno. Specie molto cara al naturalista forlivese Pietro Zangheri, che la menziona per il M.te Falco, per la foresta di Campigna e per altre aree del Parco (Repertorio sistematico e topografico della flora e fauna vivente e fossile della Romagna), è oggi in notevole regresso a causa del cambiamento climatico e della pressione antropica.

Un’altra specie di recente scoperta, analogamente alla Tozzia alpina, trova nel Parco la sua stazione più meridionale. Parliamo di Allium victorialis L. (Aglio serpentino), appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae. Specie a gravitazione circumboreale (Zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia e Nordamerica), vegeta in prati e pascoli sassosi tipici dell’orizzonte alpino e subalpino. Nel Parco la troviamo in poche stazioni sul complesso del M.te Falco-M.te Falterona, tendenzialmente su cenge rocciose molto esposte.

Se pensate che la ricchezza di queste aree si fermi qui vi sbagliate! le formazioni di crinale ospitano tra le sassifraghe più belle e rare del Parco: ne sono esempi la Saxifraga paniculata Mill. (Sassifraga alpina), la Saxifraga oppositifolia L. (Sassifraga a foglie opposte) e la Saxifraga exarata Vill. subsp. moschata (Wulfen) Cavill. (Sassifraga muschiata). Il genere Saxifraga conta in Italia più di 50 specie che vivono per la maggior parte ancorate a rupi, pietraie e ghiaie fino ai 3700 m di altitudine! Il nome del genere ci da indicazione della loro ecologia e valenza: deriva dal latino “sáxum”, sasso e “frángo”, rompo, ed è un chiaro richiamo alla loro capacità di incunearsi tra le rocce. E non è tutto! La bellezza è dietro ogni angolo: Anemonastrum narcissiflorum (L.) Holub (Anemone narcissino), con i suoi fiori candidi impreziosisce pascoli e prati alpini e subalpini; Viola eugeniae Parl. (Viola di Eugenia), tra le più belle viole appenniniche ed endemica esclusiva italiana; il blu intenso della Genziana primaticcia (Gentiana verna L.), tra le prime specie a far capolino dopo l’inverno. E ancora: Calluna vulgaris (L.) Hull (Brugo), Nardus stricta L. (Nardo grigio, Cervino), Doronicum columnae Ten. (Doronico di Colonna), Hypericum richeri Vill. (Iperico di Richer), ecc. Una ricchezza rara racchiusa in uno scrigno di pochi chilometri di estensione, testimone di epoche ed eventi passati che hanno lasciato nelle specie relittuali la traccia del proprio passaggio.[Fonte: P.N. Foreste Casentinesi – Foto Viola eugeniae Parl.,Viola di Eugenia]

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