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Fieghi Cerreto, una foresta da conoscere

La Foresta Demaniale Regionale del demanio della Regione Basilicata “Fieghi Cerreto” (293 ettari) si trova ai piedi del Monte Raparo in Basilicata.  Già possedimento dei monaci facenti parte del del monastero italogreco dei SS. Elia e Anastasio di Carbone, in Basilicata, tra il XIII e il XV secolo, si trova vicino al monte Raparo (1764 metri) ove è presente l’abbazia di Sant’Angelo al Monte Raparo.Limitrofo alla è il monte Raparello con il piccolo santuario dedicato alla Madonna della Rupe.

L’insediamento monastico di S.Angelo del Raparo, venne fondato nel X secolo ad opera di un gruppo di monaci basiliani, che utilizzarono la grotta di Sant’Angelo al Monte Raparo come primo rifugio, per i riti legati al culto di San Michele, fondandovi il cenobio originario. Edificata sulla grotta, l’Abbazia di Sant’Angelo al Monte Raparo è stata dichiarata Monumento Nazionale nel 1927. E’ stata oggetto di lunghi e complessi lavori di restauro, che hanno interessato sia il corpo di fabbrica che la grotta sottostante. Il complesso monumentale rientra, inoltre, tra i siti di interesse ambientale del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

La grotta  è caratterizzata dalla presenza di stalagmiti e stalattiti, ospita un’importante colonia di pipistrelli, conserva un affresco raffigurante San Michele, nonché numerose gallerie e vasche rituali, bagnate dalla fonte Trigella. la Foresta di Fieghi Cerreto ha una altimetria che varia dagli 800 ai 1400 m s.l.m. .

La foresta Fieghi-Cerreto è attraversata dal vallone Pomi. La vegetazione è costituita da faggio e quercia ed è arricchita da sottobosco sia erbaceo che arbustivo con essenze botaniche anche rare. Le aree lmitrofe sono per buona parte nude e rocciose mentre per altra parte sono boscate, essendo prossimo il demanio comunale di Castelsaraceno; non mancano aree coltivate contermini. Pur essendo limitata a 293 ettari la foresta è posta in contesto naturale del parco nazionale Appennino Lucano di grande valore e con minime alterazioni antropologiche ed una presenza umana ridotta per cui venne destinato in passato ospitare per la reintroduzione del capriolo nell’intero comprensorio del Monte Raparo (Notiziedaiparchi)

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