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Centrale elettrica sul Frido: una ferita aperta nel cuore del parco nazionale del Pollino

La vicenda risale al maggio del 2017 quando venne autorizzata la centrale idroelettrica sul fiume Frido, in agro dei Comuni di Viggianello, San Severino Lucano e Chiaromonte che provocò la reazione delle associazioni e dei comitati ambientalisti. Il progetto e lo stop del Parco venne portata in Consiglio Direttivo del Parco da Ferdinando Laghi. L’Ente Parco Nazionale del Pollino, che in precedenza aveva dato parere favorevole, intervenne bloccando la ditta.

L’impianto, della potenza di quasi 1 MW (987 KW), fu autorizzato dalla Regione Basilicata nel 2013 con “l’obbligo di iniziare i lavori entro i successivi 12 mesi e di ultimarli entro 3 anni”. Termine che poi sarebbe stato prorogato.

La ditta incaricata fu stoppata dal Parco nel giugno del 2017 con una nota a firma dell’allora direttore Giuseppe Milione, nella quale era riportato che “l’impresa esecutrice dei lavori” aveva causato “degli sbancamenti non previsti, riversando anche detriti nel fiume e compromettendo la vegetazione circostante”. Con quel provvedimento erano stati bloccati i lavori ed era stato ordinato “il ripristino dello stato dei luoghi entro 90 giorni”.

Il consigliere  Ferdinando Laghi, ritorna sulla vicenda degli sbancamenti,  chiedendo informazioni proprio sulla conclusione delle opere di realizzazione.

“La Giunta Regionale della Basilicata – ha osservato il presidente di Isde International, ponendo la questione all’attenzione dei vertici del Parco del Pollino – ha prorogato il termine di validità del giudizio favorevole di Compatibilità Ambientale al 8 gennaio del 2020, stabilendo che entro tale data dovranno essere ultimati tutti i lavori relativi al progetto sul quale nel 2017 anche l’Ente Parco Nazionale del Pollino aveva ordinato la sospensione dei lavori e la messa in pristino per l’evidente stravolgimento dell’ambiente e dei luoghi naturali del Parco Nazionale (Zona 1 di massima tutela)”.

Per questa ragione Laghi ha chiesto all’Ente di attivarsi per “una urgente verifica a conferma della non conclusione dei lavori e, dunque, della necessità di una eventualmente nuova richiesta autorizzativa”. In proposito, Laghi ha precisato che “occorre che un sopralluogo attesti, senza possibilità di dubbi e interpretazioni, se il progetto presentato dalla ditta sia stato completato o meno entro il termine dello scorso 8 gennaio”. Aggiungendo che “il suo non completamento (certificato!) costringerebbe la ditta a richiedere, ove volesse riprendere il lavoro, una nuova Autorizzazione ambientale”.

Laghi ha chiesto il ripristino dello stato luoghi che ribadisce “richiede ancora molte decine d’anni”. Inoltre, il componente del Direttivo dell’area protetta ha anche fatto sapere di aver chiesto all’Ente Parco “copia della relazione di verifica svolte dell’adempimento, dopo il gravissimo scempio perpetrato dalla ditta”.

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