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Avviato il restauro della balena fossile di San Giuliano

Il fossile di balenottera è stato ritrovato nel 2006 sulle sponde dell’Oasi di San Giuliano, a pochi chilometri da Matera, oggetto di un complesso e lungo intervento di recupero, reso difficile e lento anche dall’innalzamento del livello delle acque del lago.La balena, appartenente ad una specie non nota di balena azzurra, è vissuta in ere geologiche remote nei fondali del mare che circondava Matera, era lunga oltre 16 metri, e testimonia il passato geologico dell’area Bradanica, in Basilicata.

L’ultimo frammento del fossile è stato recuperato nel 2013: da allora i resti della balenottera sono stati posti in casse in attesa del restauro e della contestuale musealizzazione e conservati nei giardini del Museo archeologico Ridola.

Il Museo nazionale di Matera ha dato avvio alle operazioni di trasferimento delle casse in cui in questi anni è stato conservato il fossile perché fossero messe al sicuro, prima della loro apertura, all’interno della palazzina Fio, compresa all’interno del complesso del Museo archeologico Ridola.

“A stretto giro, nell’arco di poche settimane – anticipa la direttrice Mauro – daremo avvio, insieme con il professor Giovanni Bianucci dell’Università di Pisa al recupero vero e proprio dei resti del reperto, affidando alle sue valutazioni esperte di paleontologo un giudizio sullo stato di conservazione del fossile e sulle azioni necessarie di studio, conservazione e valorizzazione di Giuliana destinata a essere musealizzata all’interno della stessa palazzina Fio”.

Il racconto del gigante del mare che ha solcato le acque della Terra milioni di anni fa potrà essere offerto al mondo intero, quale ulteriore e inestimabile patrimonio del nostro territorio. Le tappe percorse dalla balena denominata “Giuliana” (dal nome dell’Oasi di San Giuliano) potranno essere quel collegamento forte che Matera deve avere con la sua provincia e con l’intera Basilicata, in un’ottica di valorizzazione e rappresentazione di una regione ancora da scoprire”.

Nel dettaglio del cronoprogramma entra invece l’architetto Giorgio Sobrà, che evidenzia: “L’Istituto centrale per il restauro opera, in accordo con la Soprintendenza e il Museo nazionale di Matera, supervisionando l’esame delle condizioni conservative del reperto. Una fase, questa, immediatamente successiva alle operazioni di apertura delle casse in legno che lo contengono, avviata oggi. A quest’attività farà seguito il progetto di restauro, rispetto al quale l’Icr svolgerà un’attività di supporto e verifica relativa a metodi, tecniche e materiali da impiegare nell’intervento conservativo, finalizzata a garantire che ogni scelta sia compatibile con le esigenze della tutela e con quelle relative alla prossima valorizzazione di questo straordinario fossile”.

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