Appennino Lucano, il monitoraggio dei castagneti nel parco
Da alcuni anni, anche a causa del famigerato cinipide dei castagneti, questi alberi risultano a rischio estenzioni. L’attività di studio in agro di Tramutola prevede il monitoraggio di due tipi di varietà denominate “Previtessa” e “Munnaredda“, rinvenute in particolare in località Maragliano, Casa Masone e Noce Nocera nel territorio del parco (Tramutola) per i quali verrà effettuata la geolocalizzazione per eventuali azioni successive per preservarne la diffusione. Per ciascun ecotipo sono già note le caratteristiche di albero: ramo, infiorescenza maschile e femminile, foglia e frutto.
Tramutola faceva parte dei possedimenti in Basilicata dei monaci della Badia di Cava dei Tirreni. Oltre a diffondere la loro opera di evangelizzazione, i monaci benedettini introdussero i castagneti che attecchirono grazie all’ambiente ideale. Il castagno vegeta su terreni aventi pH subacido ed i frutti vennero in passato impiegati sia per l’alimentazione umana (farine) sia per gli animali. Agli inizi del Novecento la coltivazione delle due specie si avvalse anche di innesti sui castagneti autoctoni.
Il progetto prevede di recuperare vecchi castagneti autoctoni o pseudoautoctoni, impiantarne di nuovi, con una tecnica razionale di tipo tradizionale, con lavorazioni per ripristinare vecchie coltivazioni anticamente impiantate dai monaci in Val d’Agri, viste anche le condizioni pedoclimatiche dell’area, particolarmente adatte e favorevoli ai castagneti.
La “Previtessa” e la “Munnaredda”, presentano caratteristiche specifici della solcatura del seme e sono apprezzate per la preparazione di alimenti tradizionali di grande qualità (nella foto la Munnaredda) .
