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Appennino Lucano, il direttore punta sulla biodiversità del parco

La proposta progettuale è stata elaborata dal Direttore Giuseppe Luzzi con l’indispensabile supporto e collaborazione da parte degli uffici del PNAL. L’ente, dopo anni di immobilismo legato all’indifferenza delle precedenti gestioni, intende tornare ad essere protagonista di una missione che riguarda una delle ragioni fondanti dell’esistenza stessa del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano – Val d’Agri e Lagonegrese: la tutela della biodiversità.

Per questa ragione, si è scelto di cogliere l’occasione del bando pubblico sopra menzionato attraverso la presentazione della proposta progettuale “Azioni di conservazione per la tutela dell’Ululone Appenninico e del suo habitat.”

Il presente progetto prevede la messa in rete di un’area naturale protetta dell’Italia meridionale (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese) e delle aree protette da essa gestite (2 Zone di Protezione Speciale – ZPS – e 12 Zone Speciali di Conservazione – ZSC) ai fini della conservazione dell’Ululone appenninico (Bombina pachypus Bonaparte, 1838) e degli habitat da esso frequentati. L’ululone appenninico è un anfibio endemico dell’Italia peninsulare considerato “In pericolo (EN)” di estinzione dalla Lista Rossa IUCN Italia 2022, a causa di una rarefazione generalizzata (Zampiglia et al., 2019) che era stata documentata già a partire dagli anni ’90 (Barbieri et al., 2004) e che è perpetuata fino all’oggi. Oltre alla perdita di habitat idoneo, una delle principali minacce considerate responsabili del declino della specie è la limitatissima diversità genetica delle popolazioni rilevata in gran parte dell’areale. Infatti, in anni recenti la specie è scomparsa in circa il 50% dei siti precedentemente noti, nonostante l’habitat sia rimasto apparentemente integro nel corso degli anni.

All’interno del PN dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese e delle ZSC la presenza dell’ululone appenninico è nota solo grazie a recenti investigazioni promosse dal PN ed è verosimile che la distribuzione della specie sia largamente sottostimata. L’obiettivo generale di questo progetto è quello di migliorare lo stato di conservazione delle popolazioni e degli habitat di B. pachypus ricadenti nell’area di progetto attraverso (i) il monitoraggio delle popolazioni attuato anche con metodiche innovative (DNA ambientale) e (ii) l’incremento demografico e della diversità genetica delle popolazioni, dando vita ad una strategia di conservazione innovativa di medio-lungo periodo che risulti efficace ed esportabile esternamente. Inoltre, si prevedono numerose ricadute positive, quali la sperimentazione di pratiche gestionali innovative, il networking fra diverse Aree protette, la creazione di protocolli di lavoro, la comunicazione con gli stakeholders e la nascita di nuovi percorsi didattici.

Per la realizzazione complessiva dell’idea progettuale, l’ente ha richiesto un contributo di 193.000 euro. In caso di esito positivo del processo di candidatura, gli interventi operativi previsti dalla proposta avranno inizio nel mese di Giugno del 2024 e termineranno nell’ Agosto del 2025, per una durata complessiva di 15 mesi. [Fonte:P.N.Appennino Lucano]

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