CENTRALE DEL MERCURE, SINDACO DI ROTONDA, L’ENTE PARCO STIA DALLA PARTE DEI CITTADINI

22 agosto 2009 Parchi

manifestazione-contro-c-mercure-2005Sulla “Nuova del Sud” del 15 c.m. in merito alla Centrale del Mercure sono state pubblicate le dichiarazioni del Presidente del Parco del Pollino e naturalmente quelle dell’Enel. Riguardo alle proposte del Parco, mi sembra alquanto strano che sia necessario scomodare i Prefetti di Cosenza, di Potenza con l’aggiunta dell’Avvocatura dello Stato e del Ministero del Welfare per le preoccupazioni in ordine alla salute per una decisione che per legge spetta esclusivamente all’Ente Parco. Se è vero che le preoccupazioni delle popolazioni in rapporto alla riapertura della Centrale sono fatte proprie e condivise anche dall’Ente Parco e ciò non è solo un fatto formale così come invece si è acclarato, l’Ente deve, anche se con ritardo, fare appieno il suo dovere riesaminando con spirito obiettivo la proposta dell’Enel, ieri come ancora oggi, falsamente rappresentativa di una realtà diversa da quella reale, fra l’altro presentata con una progettualità sempre preliminare e mai definita, tale da non dover essere presa proprio in considerazione così come, avviene naturalmente per tutti gli altri comuni mortali. E’ sufficiente la lettura del Decreto del Presidente della Repubblica del 2 dicembre 1997 per prendere atto che la Centrale del Mercure è situata all’interno del perimetro del territorio del Parco Nazionale del Pollino e che per la stessa sono possibili solo interventi di manutenzione ordinaria. Già tale elemento è risolutivo, non potendosi autorizzare interventi diversi da quelli di manutenzione ordinaria laddove, nella fattispecie, il progetto, sempre preliminare, non può qualificarsi di manutenzione ordinaria in quanto, determina una radicale trasformazione della tipologia della Centrale stessa. Tutti gli atti adottati, non tenendo conto di tale chiaro ed assoluto limite normativo, determinano palese violazione di legge. E’ utile precisare ancora che tutti i giudizi favorevoli, espressi sulla compatibilità del progetto, sempre preliminare, con la tutela ambientale, sono stati sempre giustificati con la considerazione che “l’area di intervento è sita nel Comune di Laino Borgo (Cs) all’interno della vallata del Mercure posta a confine con la Regione Basilicata ed in stretta adiacenza con l’area del Parco del Pollino e, quindi della ZPS – manifestazione-contro-cMassiccio del Pollino e Monte Alpi…”. Affermazione sconcertante e falsa, posto che lo stesso Ente Parco Nazionale del Pollino, in riscontro a richiesta avanzata dal Comune di Rotonda, ha comunicato che la Centrale in argomento ricade all’interno della Zona 2 del perimetro del Parco. Il Parco dovrebbe chiarire perché, ha ignorato l’esistenza di tale condizione. Così come è falso che “l’impianto si trova localizzato…ad oltre 2 chilometri in linea d’aria dai più vicini centri abitati e a 45 chilometri dalla Stazione ferroviaria di Lagonegro” dismessa, fra l’altro, da moltissimi anni. Per quanto attiene ai centri abitati, basta accedere ai luoghi per toccare con mano come vi siano numerosi nuclei abitati proprio nei pressi della Centrale, nei territori di Rotonda, Viggianello, Laino Borgo, Laino Castello, Castelluccio Inferiore. Altrettanto falsa è l’affermazione con la quale si dice “…da indagini eseguite dall’Enel nel 1999 nel periodo di esercizio della Centrale”. Tutti sanno bene, invece, che sono decenni che gli impianti non sono in funzione, sicché asserire che il livello di inquinamento prodotto dalla riconversione sarà inferiore a quello misurato all’attualità costituisce clamorosa mistificazione perché oggi e da decenni, per fortuna, non vi è alcun inquinamento. Infatti, la stessa Enel contraddicendosi, attesta che il Gruppo 1 è stato posto in stato di arresto con cessazione dal servizio il 1 maggio 1997, mentre il Gruppo 2 è stato disattivato e dichiarato dismesso al MICA a far data dal 1 ottobre 1993. Così come a tutt’oggi non ci si è preoccupati di verificare il livello di inquinamento ambientale dell’area prima di aggravarlo con un carico insopportabile determinando rischi per la salute umana, tenendo conto che la Centrale per poter funzionare necessita di oltre 500.000 tonnellate di biomasse che, contrariamente a quanto affermato dall’Enel, non esistono limitrofe ed adiacenti all’impianto tranne se si ipotizza il taglio di tutti gli alberi del territorio del Parco e tale massa potrebbe essere sufficiente solo per qualche anno. Come può giudicarsi tutto questo compatibile con l’ambiente di un territorio protetto? Come potranno i nostri centri abitati ed una rete viaria già inadeguata per la mobilità ordinaria reggere un traffico veicolare pesante indicati dalla stessa Enel in 112 passaggi giornalieri? Come può l’Enel affermare che il progetto del Mercure è pienamente compatibile con l’ambiente e contribuisce a raggiungere gli impegni assunti dall’Italia in relazione al protocollo di Kyoto quando il Comitato di gestione del Protocollo ufficialmente mette in luce le difficoltà dell’Italia a rispettare i limiti imposti? L’Enel sa che in Italia possono essere emesse solamente 201 milioni di tonnellate di Anidride Carbonica anziché 230 milioni necessari secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico? L’Italia potrebbe subire una sanzione di circa 6 miliardi di euro. Per questi motivi rischiano la chiusura 86 impianti industriali tra cui la nuova centrale a carbone dell’Enel a Civitavecchia. Così come è utile ricordare all’Ente Parco che le concessioni edilizie sono tutte scadute per decorrenza di termini, e fra l’altro, spesso sono state rilasciate non in ossequio alle norme urbanistiche vigenti.
E’ sufficiente, pertanto, esaminare, con obiettività, senza schieramenti di parte, queste e tutte le altri incongruenze anche urbanistiche, come per esempio il parere paesistico rilasciato dal Comune di Laino Borgo mai trasmesso alla competente Soprintendenza come previsto dalla legislazione vigente. Infatti esso non ha valenza in quanto il Decreto legislativo 42 del 2004 ed in particolare l’art. 167 limitatamente alle aree protette fa espresso divieto di rilascio postumo in sanatoria. Se l’Ente Parco e naturalmente tutti i suoi organi hanno effettivamente a cuore gli interessi delle popolazioni e il rispetto della legalità non possono schierarsi con i poteri forti, avallando scelte a dir poco scellerate, ma hanno l’obbligo di fare un “mea culpa” e senza ricorrere a mezzucci, investendo e disturbando altri soggetti sulla materia, senza trincerarsi dietro decisioni già prese, perché oggi occorre un’assunzione di responsabilità piena così come richiesto dalle popolazioni che hanno scelto di vivere in un territorio destinato a Parco che lo stesso ha il dovere di difendere. All’Enel bisogna evidenziare che le false rappresentazioni l’hanno indotta a rilasciare, spesso in buona fede, atti per la quasi totalità illegittimi. All’Enel si devono chiedere i danni e non farsi chiedere indennizzi dalla stessa. Si precisa ancora che non esistono gruppi di pressione locali, come si vorrebbe fare apparire, ma solo pacifiche persone di buon senso, preoccupati in primis per la salute delle comunità e convinte che il progetto di riconversione non apporterà alcun beneficio alle popolazioni, ma anzi aggraverà ulteriormente le loro già precarie condizioni con pesanti perdite occupazionali nei settori economici che attualmente offre il territorio. Rotonda 21 Agosto 2009. Giovanni Pandolfi – Sindaco di Rotonda. [Fonte: Comune di Rotonda]

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