Comunità Lucana : come la “green economy” distrugge i boschi della Basilicata

24 luglio 2009 Natura

pinoloricatoA commento dell’intesa protocollare firmata oggi tra Regione Basilicata ed UNCEM a riguardo del patrimonio boschivo lucano e del suo sfruttamento, fortemente stigmatizziamo l’enfasi retorica del presidente della Regione Basilicata, De Filippo per il raggiungimento di un accordo che di fatto, nel mentre magnifica di un solito nulla occupazionale e di un ancor più solito nulla gestionale locale – dovremmo ricordare il sostanziale fallimento in questo senso del PO Val d’Agri? – consegna pericolosamente in ostaggio i nostri boschi per lo sfruttamento massivo della massa forestale alla filiera produttiva dell’industria del legno, capeggiata da Federlegno per la parte produttiva ed Unicredit per la parte finanziaria (vedi termini dell’intesa).
Ma si è andati ben oltre una idea di gestione del territorio che non riesce a fare a meno della parola “sfruttamento”, quasi che il territorio sia qualcosa amorfo, senza vita e prospettive altre che la “rapina” delle sue risorse, con ben più pericolose idee che hanno a che fare con le alchimie ragioneristiche della compensazione degli inquinanti inventate per il gattopardismo di un sistema produttivo globale che non vuole in alcun modo supportare i costi di una sua reale riconversione.
Ci riferiamo al computo dello stoccaggio naturale di CO2 nelle nostre masse forestali da utilizzare per crediti nelle emissioni di gas serra a compensazione delle forti produzioni di anidride carbonica che deriveranno dalla prossima presenza nella Val Basento di due impianti termoelettrici (Sorgenia e Basento Energia) per un totale di 1200 MW e di quelle che attualmente vengono emesse nella Val d’Agri del petrolio a buon mercato, nel termodistruttore Fenice a Melfi ed in una serie di eco-mostri che in questa regione la filiera energetica ha deciso di allocare in dimensioni massive e devastanti, grazie al topolino ambientale di Kioto che consegna al dare–avere delle compensazioni la presenza di impianti non compatibili per dimensioni e numero alla capacità del territorio di sostenerli, e grazie ad una classe politica che o non riesce a guardare oltre il naso o è collusa.
Si continua così sulla strada delle finte centrali a bio-masse che, nel mentre non potrebbero mai allo stato attuale recuperare, nei limiti chilometrici stabiliti dalla legge, tanta legna per tanti MW di potenza da installare, nella realtà bruceranno eco-balle provenienti da Campania e regioni limitrofe, stante una ormai famosa delibera di Giunta Regionale del novembre ‘05 che equipara il CDR (combustibile da rifiuti) alla legna ecologica e lo rende combustibile anche in questi impianti.
C’è da dire che il terreno era stato accortamente preparato attraverso mosse strategiche della Giunta Regionale che, dal piano sulla forestazione produttiva, calmierato dall’accordo sui forestali e le 151 giornate lavorative, al piano di sviluppo rurale che incoraggia le produzioni agricole “no-food” ed un’impiantistica energetica delle aziende agricole che diverrà commercializzabile in favore dei gruppi in grado di fare davvero energia a fronte di investimenti improponibili ai singoli agricoltori, al piano energetico regionale che affida alle bio-masse il 15% di se stesso, silentemente ha posto in essere quella destinazione energetica del territorio lucano di cui il presidente De Filippo è alfiere e di cui spesso abbiamo denunciato i contorni.
Il presidente De Filippo, ufficiosamente investito del compito di succedere a se stesso alla guida della nostra regione, farebbe meglio a non accusare noi di fondamentalismo ambientalista (cosa pronunciata più volte) e ad occuparsi meglio della nostra regione e del suo futuro, evitando processi continui di consegna del territorio e delle sue potenzialità nelle mani delle multinazionali dell’energia, dei rifiuti e delle acque ed evitando magari di porre sul piatto della bilancia dello scambio elettorale in questa nostra “democrazia della coppola in mano” da un lato quei disgustosi posti di lavoro tutti rigorosamente virtuali (eccezion fatta per certi precariati a corsia preferenziale) di cui sentiamo vaneggiare non vedendoli dopotutto mai, dall’altro questa ossessione energetica di cui pare essere diventato tanto dipendente da dimenticare persino quel principio di cautela per la salute dei suoi cittadini che pur dovrebbe scortarlo alla firma di simili accordi.
Presidente De Filippo, i nostri boschi non si toccano poiché non sono un patrimonio computabile alla stregua di indicatori numerici per impegni di spesa, di algoritmi di previsioni occupazionali, di equazioni dove ambiente e salute sono costanti a valore prossimo allo zero, ma un bene comune, un bene comune dei cittadini lucani, quindi né suo, né dell’ente Regione Basilicata, di cui è la comunità a dover fruire il suo immenso valore naturalistico globale, e non altri. [Fonte: Comunità Lucana – Comitato No Oil]

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