A Fontecchio per rilanciare la vera missione dei Parchi: conservare beni comuni

27 giugno 2014 Parchi

logo394Brevi riflessioni a margine del convegno “Parchi capaci di futuro”. Il convegno “Parchi capaci di futuro” svolto il 19 e 20 giugno scorsi a Fontecchio (AQ), è stato un appuntamento, importante per il mondo delle Aree Protette italiane, che ha attivato un atteso dibattito fra i soggetti che hanno a cuore la sorte dei parchi italiani. CTS, FAI, Italia Nostra, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness Italia, Federazione ProNatura, Touring Club Italiano, WWF Italia , hanno avuto il merito di riunire nell’ex Convento di San Francesco nel Comune di Fontecchio (AQ), splendido borgo di arte e cultura nel cuore del Parco regionale Sirente Velino, molti rappresentanti del mondo dei Parchi . Il dibattito è avvenuto proprio in un momento cruciale, in cui sta proseguendo l’iter al Senato sulle modifiche alla Legge Quadro sulle aree protette 394/91, è in corso il dibattito sul titolo V della Costituzione e l’Italia si appresta a presiedere il semestre di presidenza dell’Unione Europea.
Nell’ambito del convegno, Stefano Rodotà, nel suo prestigioso intervento video che condividiamo appieno, ha sintetizzato la definizione dei beni comuni in quelli necessari per la soddisfazione dei diritti fondamentali nonché per la libera formazione della persona. Ha sottolineato che è calendarizzato all’esame della Commissione Giustizia del Senato un disegno di legge sul regime dei beni pubblici che introduce giuridicamente la categoria dei beni comuni, fra i quali ai primi posti sono ricompresi proprio i Parchi , in quanto tutori di diritti fondamentali. C’è infatti un rapporto stretto fra il Parco e una serie di diritti essenziali della persona costituzionalmente stabiliti, come la tutela dell’ambiente e gli ecosistemi, l’acqua, l’aria, la salute. C’è il diritto di chi non si vuole allontanare dall’asfalto, ma c’è il diritto di chi, anche per costruire la propria personalità, vuole immergersi nella natura, fuori da una cultura che tende a ridurre tutto a una logica di mercato. Perché un’altra caratteristica dei beni comuni è che sono dei beni a cui tutti possiamo accedere senza la mediazione del denaro, e individuano il nostro essere Cittadini.
L’Associazione 394 ha partecipato ai lavori, ed è intervenuta nella sessione “Aree protette in Italia, quale futuro?”, tavola rotonda a cui hanno partecipato, oltre alle Associazioni promotrici e al CAI, Federparchi, Legambiente e il direttore del Dipartimento Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e dell’Ambiente.

Tutti hanno concordato nel riconoscere l’indubbia azione positiva svolta dalle aree protette per la conservazione e la consapevolezza del valore della Natura, primo obiettivo della Legge Quadro 394/91, con un’azione appassionata e costante, in un contesto culturale certo non favorevole. I Parchi sono i principali attuatori della Strategia Nazionale per la Biodiversità, di cui il nostro Paese è particolarmente ricco.

Vi sono moltissimi esempi di gestione che sono veri e propri laboratori di una visione che abbraccia conservazione e attività basate sui valori naturalistici e paesaggistici. Non per nulla il trend dei visitatori motivati è in costante crescita proprio nei Parchi, in controtendenza con i territori non protetti. E’ stata annunciata dal Ministero dell’Ambiente per l’inizio di luglio, a Roma, la presentazione di un lavoro sull’occupazione nelle aree protette, che si annuncia senz’altro interessante.

Ma attribuire oggi ai Parchi il ruolo di volano per l’economia è anacronistico, illusorio e non motivato dall’assetto normativo, e rischia di banalizzare il loro ruolo molto più profondo che, appunto, è quello proprio dei beni comuni. Un’economia, non basata e selezionata dalla primaria finalità di tutela (come stabilisce la stessa Legge 394/91), non può essere l’obiettivo principale per il futuro. Non si mercifica la natura, almeno quella! Lo sviluppo sostenibile (termine di alta valenza culturale, ma abusato e spesso usato per giustificare interventi tutt’altro che a basso impatto), deve andare in parallelo e in subordine con la conservazione, per non correre il rischio di un possibile snaturamento dei Parchi , così come la cultura ambientale internazionale li intende.

Oggi però le Aree Protette sono in grande affanno, il personale dei parchi lo sa bene, in primis per garantire tutela e conservazione. La sofferenza è dovuta alla crisi generale della pubblica amministrazione, di cui le aree protette fanno parte appieno. Normative tortuose e in continuo aumento e aggiornamento, distolgono preziosa forza lavoro, già cronicamente insufficiente, dalle finalità vere delle Aree Protette.

I più gravi problemi derivano dall’inquadramento degli enti di gestione fra gli enti pubblici non economici, cioè al pari delle grandi amministrazioni con apparati burocratici importanti. Ne derivano conseguenze devastanti in termini di funzionalità, a partire dai limiti di spesa che rendono difficoltoso il percorso per poter spendere le risorse finanziarie disponibili. Limiti che di fatto riducono anche la capacità dei Parchi di attivare fondi comunitari o cofinanziare progetti su bandi nazionali, perdendo importantissime occasioni per il nostro Paese e i territori tutelati!

Purtroppo non si è colto il momento di riflessione sulla Legge Quadro per incidere su questi e altri aspetti, e le proposte di modifiche all’esame del Senato vanno, invece, in tutt’altra direzione, prevedendo novità normative che non risolvono i problemi reali e che introducono, invece, una serie di insidie e problemi nuovi, come nel caso della previsione che istituisce le royalties per impianti e attività comunque impattanti.
Bisogna lavorare per superare le difficoltà, finalmente in ottica di sistema. Le Aree protette interessano oltre il 12% del territorio, senza tenere conto di un altro 8% di aree della rete europea Natura 2000. Il Convegno di Fontecchio ha avuto l’ambizione di rilanciare e riconoscere il ruolo strategico delle aree protette italiane. Avanti così. Intanto, le professionalità dei Parchi, continuano a conservare, monitorare, programmare e pianificare, divulgare ed educare, gestire fondi europei, ideare, progettare, amministrare, e molto altro.
26 giugno 2014
www.associazione394.it

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Associazione 394


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