Importante colonia di pipistrelli in pericolo in Basilicata*

26 maggio 2014 faunaParchi

pipistrello1Non vi spaventate dal musetto con denti aguzzi del pipistrello, perché questo mammifero non solo è innocuo ma tutelato dalla direttiva Habitat della Ue, per il suo fondamentale ruolo nella catena alimentare. Si calcola che un singolo individuo è capace di divorare 2000 insetti, tra cui zanzare, in una sola notte. Una colonia numerosa è capace invece di catturarne circa 14 tonnellate. Ebbene questi mammiferi vivono principalmente nelle grotte e ripari calcarei. La caccia, a causa di pregiudizi, e la distruzione dei loro habitat preferiti ne ha causato una notevole diminuzione, tanto da dichiararli specie protetta. La grotta di San Chirico Raparo nell’omonimo paese in provincia di Potenza ospita ancora una colonia di chirotteri, una delle più numerose e importanti d’Italia (1200-1300 individui), ma i lavori di restauro dell’antichissima Abbazia soprastante ne metterebbero in serio pericolo la sua sopravvivenza, come si prevede in un articolo apparso su Greenreport del novembre 2013.

Il paese di San Chirico al Raparo con molta probabilità nacque per la presenza dei monaci italo-greci , erroneamente detti basiliani, che si stanziarono numerosi in questa area e nel basso Cilento ricchi di grotte, a partire dall’VIII secolo, spinti dalle persecuzioni iconoclaste nella Calabria da parte dei Bizantini.

L’eremita San Nilo fu uno di questi monaci che se ne partì da Rossano trasferendosi nel Cilento dove trascorse molto tempo nei numerosi cenobi esistenti nel territorio (P.A. Cenobi italo-greci e paesi del Basso Cilento – 1999).

Siamo nel Parco nazionale Appennino Lucano Val D’Agri, nel comune appunto di San Chirico Raparo (ZPS IT 921027): comune che con una delibera del 2009 decise ”di acquisire elementi conoscitivi essenziali alla tutela di particolari presenze di mammiferi chirotteri attualmente dimoranti nella storica grotta di San Angelo senza compromettere il loro habitat naturale”. Si stava infatti pensando di dare il via ai lavori di restauro del complesso monumentale.

Ebbene, siamo oramai nel 2014 e il recentissimo articolo sopra accennato (Luca Marzi, Greenreport , 18 nov. 2013) riporta le forti preoccupazioni di esperti per lo stress e il disturbo che i lavori di restauro creano nella colonia di pipistrelli. Il problema tuttavia potrebbe aggravarsi – scrive allarmato Marzi – perché sembra che “sul sito e la cavità ipogea ci sia un progetto di fruizione turistica che aprirebbe le porte ad un turismo di massa che provocherebbe l’abbandono della grotta della colonia dei chirotteri come è successo in molti altri siti italiani. Caso che potrebbe prospettare una serie di reati penali”.

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Grotta di S.Chirico R.

Non sarebbe certo il primo caso in aree protette di aggressione alla biodiversità, valore fondamentale per i parchi naturali. Il parco del Cilento ad esempio non fa eccezione: la duna e la pineta d’Aleppo della Cala del Cefalo, dove sussistono cinque SIC e una ZPS, sono state “declassate” a zona C del Piano del Parco, molto probabilmente per pressioni politiche. La lunga recinzione è stata tolta e le passerelle in legno lasciate al degrado e all’incuria: costo 150 mila euro di soldi europei. Il comune di Camerota ha più volte minacciato di uscire dal Parco se non venivano allentati “lacci e laccetti i quali, secondo questi lungimiranti amministratori, ostacolano la crescita economica del territorio. Anche l’Ente parco ha le sue responsabilità se si pensa che le piante aliene di mimosa cresciute sulla duna sono state tolte (ma non del tutto) dopo tre anni e molti esposti avanzati da associazioni ecologiste. Si potrebbero però citare altri casi di “indifferenza” dell’Ente per le aggressioni ripetute alla biodiversità. Ricorderò solamente i posteggi auto estivi, creati nell’indifferenza generale proprio sotto le grotte preistoriche della Cala che ospitano colonie di chirotteri e altri uccelli protetti.

Ma torniamo al parco dell’Appennino Lucano, importante corridoio ecologico tra quello del Cilento e il Pollino: è stato costituito nel dicembre del 2007, ma il suo Piano, previsto dalla legge quadro 394/91, non è stato ancora approvato. Il Decreto istitutivo, con le sue norme da osservare, prevede le attività turistiche compatibili ma proibiscono rigidamente la cattura, l’uccisione, il disturbo eccetera delle specie animali. Nel parco vivono il lupo, la lontra, lo sparviero e colonie numerose di pipistrelli, tanto che l’Ente Parco Val d’Agri ha promosso nel 2010 uno studio che “servirà per pianificare e progettare azioni e iniziative di conservazione e tutela dei pipistrelli e dei loro habitat.”

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Lavori presso l’ingresso della Grotta di S.Chirico Raparo

L’amministrazione comunale presentò (6 giugno 2011) al proposito un progetto alla regione di un ammontare di 450 mila euro per valorizzare la grotta e l’ipogeo con interventi “necessari alla fruizione quali accessibilità in sicurezza, impianti di illuminazione a luci fredde, percorsi didattici, sistemazione aree esterne”. Era un progetto ambizioso per lo sviluppo del turismo e pertanto fu affidato uno studio al prof. Quaranta dell’Università di Bari (determinazione 261 del 19/5/2010) . Lo studio – realizzato nel dicembre 2011 e costato 15 mila euro – è molto particolareggiato: si precisa infatti che le caratteristiche dell’umidità, della temperatura pressoché costante (da 3° a 10°), la totale mancanza di correnti d’aria e, cosa più importante, la mancanza di disturbo derivante dalla posizione isolata del sito e della quasi totale assenza di attività antropiche invasive, sono essenziali per la sopravvivenza dei chirotteri.

Ma il prof. Quaranta precisa inoltre che “eventuali attività per la valorizzazione turistico-religiosa del sito di Sant’Angelo potrebbero mettere a rischio la presenza della Chirotterofauna della grotta: gli interventi di ripristino dell’abbazia e la modificazione dell’ipogeo per destinarlo a nuove forme d’uso, la collocazione di impianti tecnologici (ad es. luci), le modificazioni per la messa in sicurezza del sito ma, sopra ogni cosa, l’accesso di persone (disturbo diretto di tipo sonoro, luminoso, ambientale – temperatura e umidità), sembrano inconciliabili con la preservazione della colonia di Chirotteri.” Questo studio scientifico ha del tutto i caratteri di una vera Valutazione d’Incidenza.

Siamo andati sul sito e verificato che il “restauro” dell’Abbazia è iniziato infatti da alcuni anni e, come si vede dalle foto riportate, non è certo terminato. Vorrei precisare inoltre che il restauro del complesso monumentale dell’Abbazia sembra piuttosto un rifacimento ed in una fase ancora molto lontana dal completamento dell’opera. L’ingresso della grotta inoltre , come appare sempre dalla foto, risulta un ostacolo per i pipistrelli dovuto a impalcature, presenti da tempo indeterminato. Nella grotta, secondo le precisazioni del sindaco dott. Claudio Borneo, ancora non vi è stato alcun intervento, probabilmente dovuto allo studio del prof Quaranta.

Tuttavia le preoccupazioni di Luca Marzi sembrano del tutto fondate. L’autore termina infatti affermando che “ci si aspetta che Ente Parco metta in piedi un programma di gestione e conservazione della grotta che possa tutelare la colonia, in linea con le finalità del Parco Nazionale Appennino Lucano. Ma perchè questo non è ancora stato fatto?”

Bella domanda veramente!

Da parte nostra auspichiamo la necessità di far coesistere come previsto dal DPR istitutivo del Parco la difesa della biodiversità e il turismo, anche se compatibile, nei luoghi dove la tutela della natura risulta necessaria e prioritaria, se non vogliamo che venga distrutta in modo irreversibile. Tuttavia ci sembra purtroppo che nei parchi naturali la tutela della biodiversità è sentita ancora come problema e non come necessità. [Paolo Abbate – Fare Verde Cilento]

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