La nave dei parchi affonda ma l’orchestra continua a suonare

28 novembre 2012 ParchiPolitica

parchisvendesi1Ancora un esempio, del tutto negativo, di come si stanno affrontando le problematiche del sistema dei parchi italiani. Nel ddl 4240 “Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e altre disposizioni in materia ambientale.”, all’esame della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, sono state inserite modifiche alla legge quadro sulle aree protette n. 394/91, del tutto slegate da un discorso generale, così come ribadito più volte da questa Associazione. Va rammentato, inoltre, che in Commissione Ambiente del Senato è in esame il provvedimento n. 1820, Nuove norme in materia di aree protette, sul quale sono state mosse numerose critiche, sia nei contenuti che nel metodo seguito. Si tratta di cambiamenti profondi della legge quadro sulle aree protette, per molti aspetti decisamente peggiorativi di una ottima legge (si citano la gestione della fauna, l’autofinanziamento con royalty su impianti impattanti, la composizione dei Consigli, la nomina dei Direttori)

Ma visto che il ddl 1820 non riesce a completare il suo iter, qualcuno ha pensato bene di inserire alcuni degli emendamenti in corso di esame in un altro disegno di legge, che non ha nulla a che vedere con la legge 394. Una tipica pratica all’italiana.

Viene da pensare che vi fosse  l’urgenza di  adottare misure , come dice l’articolo 21 del suddetto provvedimento,  per la semplificazione e razionalizzazione dell’azione amministrativa (…). Ma quali sono le proposte di modifica?

Si interviene in materia di attività di vigilanza del Ministero sugli atti degli enti parco, sulla procedura di nomina del Direttore e sulla composizione dei Consigli direttivi. Sono certo argomenti della massima delicatezza, che però da un lato non  possono essere adeguatamente affrontati se non in una visione di insieme e, dall’altra, non paiono avere nulla di particolarmente urgente, tale da motivarne uno stralcio dalla riforma della legge 394 (ammesso e non concesso che tale riforma sia necessaria).

Ben venga, certamente, una migliore organizzazione del Ministero per favorire l’efficienza degli enti vigilati. Ma sulle modalità di nomina dei direttori , figure fondamentali nell’assetto gestionale dei parchi, l’intervento normativo incide in modo significativo sulle garanzie di professionalità degli stessi, la cui scelta viene rimessa alla piena ed esclusiva discrezionalità del Presidente del Parco e del Ministro dell’Ambiente, con l’abolizione dell’Albo dei direttori e senza  alcuna modalità alternativa al concorso attualmente previsto.

Sulla composizione dei Consigli direttivi (i cui componenti  vale la pena rammentarlo, non percepiscono alcuna indennità di carica), osserviamo come un precedente intervento in senso riduttivo del numero dei Consiglieri era stato previsto nel DL 78/2010, art. 6, ma la norma è rimasta del tutto inattuata e ora si sente l’urgenza di porvi rimedio con una sorta di disposizione transitoria (la disposizione in esame alla Camera pare essere rivolta SOLO  ai Consigli direttivi già scaduti!) confermando la tesi della frammentarietà degli interventi normativi.  Eppure  pare evidente come non si possa prescindere da un equilibrio della composizione dei Consigli direttivi che garantisca la prevalenza della tutela di beni collettivi, stabilita dal dettato costitituzionale, insieme alla rappresentanza del tutto legittima degli altri interessi coinvolti.

Ma sui Consigli pesa ben altro, tanto evidente quanto grave. Pesa in grandissima parte la designazione di consiglieri  senza che venga garantita una adeguata preparazione sulle materie specifiche della gestione dei parchi nazionali, così come invece sancito dalla Legge Quadro, ma del tutto disatteso, con conseguenze  negative sulla gestione degli enti.

Insomma, forse basterebbe applicare con buon senso le norme esistenti e cercare di intervenire dove, invece, ben altre disposizioni strangolano la operatività dei parchi.

E ci riferiamo alla ben nota spending review, che pone così tanti limiti e restrizioni da mettere gli enti di gestione in seria crisi. Ma forse così qualcuno potrà finalmente riuscire a  dimostrare che i parchi sono inefficienti e occorre al più presto modificare la legge 394!
Intanto siamo ancora in attesa dell’emanazione del DPCM di attuazione della spending review, previsto per legge entro il 31 ottobre scorso, per conoscere il destino del personale dei Parchi nazionali, passibili di un ulteriore taglio di spesa del 10% (37% effettivo dal 2005!), ovvero se verranno licenziati dei dipendenti, o se verranno comunque eliminati posti negli organici ancora da coprire, o cosa diamine succederà. In questo momento il resto ci sembra del tutto aleatorio.

26 novembre 2012
www.associazione394.it

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finanziamenti parchi


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