No al crossodromo nel SIC/ZPS Lago del Rendina

23 ottobre 2012 NaturaParchi

lago-del-rendinaLa Ola, Organizzazione lucana ambientalista rende noto che con determinazione dirigenziale dell’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata del 18 settembre scorso (la n. 1275) pubblicata sul bollettino ufficiale n.37 del 16 ottobre 2012, è stato espresso parere favorevole di esclusione VAS (Valutazione Ambientale Strategica), esclusione VIA e parere favorevole di incidenza alla variante urbanistica del Comune di Lavello, finalizzata all’apertura di un crossodromo.Questo impianto – denuncia la Ola – ricade nel SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale Lago Rendina (cod.  IT8210201). L’autorizzazione rilasciata dagli uffici regionali – secondo la Ola – evidenzia macroscopiche carenze tecniche e di valutazione complessiva del progetto, per un opera impattante ubicata in un’area soggetta tra l’altro anche a vincolo paesaggistico.

Inoltre si by-passano le misure di salvaguardia dei Siti di Importanza Comunitaria e le Direttive Habitat e Protezione dell’avifauna selvatica con prescizioni da emanarsi solo in seguito ad improbabili futuri controlli sulle emissioni sonore e degli inquinanti ad opera già realizzata. I limiti di emissioni sonore e degli inquinanti considerati – fa notare la Ola – si riferiscono ad aree urbane antropizzate ed intensamente trafficate. Sempre la determinazione dirigenziale prescrive di minimizzare l’impatto sull’avifauna delle attività motorizzate con prescrizioni e divieti temporali errati.

Il progetto prevede inoltre opere impattanti, quale un parcheggio per autovetture e moto su 4.000 metri quadrati, strutture edilizie ed altre opere non meglio specificate per l’accesso veicolare in un’area naturale tra l’altro utilizzata oggi in modo abusivo, per far posto ad inquinanti mezzi a motore e con un conseguente ed incontrollato carico antropico.

Per la Ola la determinazione dirigenziale che autorizza il crossodromo si inquadra in un malinteso principio di compatibilità ambientale attuato dagli uffici della Regione Basilicata ed è lontana anni luce dai criteri riconosciuti di conservazione della natura, oggi sancite nelle norme comunitarie e nazionali. Solo un artefatto ed incompetente approccio burocratico – secondo la Ola – ha potuto produrre questo atto amministrativo che solo teoricamente dichiara di ispirarsi ai principi di salvaguardia degli ecosistemi e della fauna.

Per queste ragioni la Ola ha chiesto ai Ministero dell’Ambiente e dei Beni e all’Attività Culturali, agli organi competenti dell’Unione Europea di annullare l’autorizzazione regionale, assunta  in contrasto con le leggi italiane e le Direttive Comunitarie di salvaguardia degli habitat e delle specie faunistiche, rare e minacciate di estinzione e che frequentano l’importante zona umida situata tra sulle principali rotte migratorie dell’avifauna.

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