I parchi nazionali a rischio chiusura

19 ottobre 2012 ParchiPolitica

gran-paradisoOltre a 60 dipendenti degli Enti Parco, a rischio anche 12.000 addetti nell’indotto. Sono 24 gli Enti Parco Nazionali che, entro il  prossimo 31 ottobre, rischiano la paralisi delle attività se non addirittura la chiusura a causa della spending review prevista dal Governo.  Si tratta solo dell’ultimo di una serie di provvedimenti che negli ultimi anni, insieme alle riduzioni dei bilanci, hanno seriamente minato il funzionamento essenziale degli Enti di gestione delle aree protette. Il taglio del 10% previsto sul personale non dirigenziale si va infatti a sommare a quelli già subiti negli scorsi anni, pari al 35%, per un totale del 45%. Interi uffici che seguono attività di ricerca scientifica, di salvaguardia del territorio e di promozione dello sviluppo sostenibile, che operano già in condizioni ai limiti dell’inoperabilità a causa delle esigue risorse, verranno di fatto cancellati.

Eppure il costo dei Parchi nazionali per gli italiani equivale ad un caffè all’anno, una spesa che genera tuttavia un ritorno di 34,6 miliardi di euro. Da un recente studio di Unioncamere è risultato che nel 2011 il valore generato dalle imprese private dislocate nei comuni dei 24 parchi sia proprio di questa cifra, importi che oltre a contribuire in maniera rilevante nelle economie locali, sono anche un’importante fonte di gettito fiscale nei confronti dello Stato stesso. In pratica il guadagno che si otterrà tagliando circa 60 posti di lavoro negli Enti Parco è irrisorio per la spesa della Pubblica Amministrazione, in confronto alla perdita dell’efficienza e ed efficacia delle azioni dei Parchi.

La presenza delle aree protette apporta, sia direttamente che indirettamente, ricchezza e valore aggiunto ai territori ed al nostro Paese. Nel complesso delle aree protette sono occupati circa 4.000 lavoratori (di cui 760 nei parchi nazionali), oltre a cooperative, associazioni, agenzie ed altri soggetti che impegnano circa 12.000 addetti, impegnati in servizi ed attività relative alla divulgazione e all’educazione ambientale, alla ricerca scientifica, a forme di turismo qualificato, al contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico ed alle azioni di mitigazione del rischio, alla valorizzazione dell’agricoltura di qualità (nei soli parchi nazionali sono presenti 150 prodotti a Dop, Igp, Doc e Docg, 180 prodotti agro-alimentari censiti da Slow Food, 263 prodotti tradizionali in base al DM 8/9/1999), fino alla gestione degli oltre 2.000 centri visita e più in generale delle strutture culturali e naturalistiche presenti nei parchi terrestri e marini.

Circa 155 milioni di persone visitano ogni anno le aree protette italiane, che registrano il 14% del totale delle presenze turistiche in Italia. L’ecoturismo è la sola forma di fruizione del territorio che registra una media mondiale di crescita maggiore di circa il 4,6% rispetto alle altre forme di turismo, anche in questo periodo di contrazione dei consumi.

Tutti i risultati raggiunti con fatica negli ultimi decenni, tutte le energie profuse e le risorse economiche investite per la tutela e lo sviluppo di aree di grande valore ambientale, spesso marginali, rischiano di essere vanificati. Senza la strategica azione capillare degli Enti Parco, i territori protetti saranno nuovamente oggetto di speculazione e sfruttamento indiscriminato, rischiando di cancellare le politiche ambientali richieste dalla stessa Unione Europea e sottoscritte dal nostro Paese. Senza contare il mancato monitoraggio e controllo sulle azioni di bracconaggio, inquinamento ambientale e di abusi edilizi.

Per scongiurare la paralisi delle attività o addirittura la chiusura delle aree protette i dipendenti chiedono  che Governo e Parlamento riconoscano le speciali caratteristiche dei Parchi nazionali, e che vengano applicate agli Enti Parco le norme speciali di esclusione indicate nella Direttiva 10/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica, previste per le Amministrazioni Statali “in ragione della speciale normativa di settore, che prevede apposite e specifiche misure di razionalizzazione, e della necessità di garantire lo svolgimento di alcune funzioni primarie che fanno capo a strutture incomprimibili”.[La Rappresentanza Sindacale Unitaria del Parco Nazionale Gran Paradiso]

Per contatti: Donatella Pagnotto – RSU Parco Gran Paradiso –  e mail donatella.pagnotto@pngp.it – cell. 347.1035545

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