La spending review blocca i parchi, ma la specificità potrà salvarli

10 settembre 2012 ParchiPolitica

logo394Il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (cosiddetta spending review), convertito in legge il 31 luglio scorso, riporta le disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica. La razionalizzazione della spesa è perseguita con l’obiettivo, del tutto condivisibile, di garantire l’efficienza e l’economicità dell’organizzazione degli enti e apparati pubblici. Gli effetti sulla gestione delle aree protette saranno però dirompenti, ancora
con interventi vari di contenimento della spesa, la cui applicazione a enti di piccole dimensioni e grande complessità, potrà porre problemi di funzionamento minimo essenziale. Fra le altre, c’è una norma che potrebbe essere fatale: è la disposizione dell’articolo 2, comma 1 (Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni), dove è stabilita un’ulteriore riduzione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa ai posti in organico di tale personale. Già al momento siamo al 35% di taglio di queste spese negli ultimi anni. Ora si va verso il 45%(!) Nell’attuale situazione in cui le dotazioni organiche sono quasi totalmente coperte, il taglio delle spese rischia di tradursi nella perdita di posti di lavoro di personale di ruolo, con messa in disponibilità per 2 anni e uno stipendio
all’80% . Il rischio reale, insomma, è che si giunga fino ai licenziamenti di personale, aggiungendo al dramma per gli enti, resi di fatto  inoperativi, il dramma umano per i lavoratori. Non si tratta certamente da parte nostra, di una difesa della categoria, ma ci sono due elementi oggettivi.

Il primo è che queste misure puntano solo a tagli numerici senza alcun interesse per la riorganizzazione e l’efficienza di funzionamento; il secondo è che gli effetti, invece, si avranno proprio sulla funzionalità e operatività degli enti, che si stanno , così, annientando lentamente. Basti pensare che i due tagli del 2012, entrambi del 10% delle spese del personale, si tradurrebbero in enti che hanno 20 dipendenti, nella riduzione di circa 5 posti , senza che ciò sia accompagnato da alcuna possibile misura organizzativa. Come si può pensare che ciò produca benefici per la comunità pubblica?

Il decreto legge è già stato convertito in legge. La riduzione di organico, però, potrebbe ancora essere attuata in modo selettivo (testualmente la norma dice: “anche tenendo conto delle specificità delle singole amministrazioni”). PERCIÒ RIVOLGIAMO A TUTTI UN ACCORATO  APPELLO AFFINCHÈ VENGANO ADOTTATE E SOSTENUTE TUTTE LE POSSIBILI INIZIATIVE PER FAR VALERE SIA LA SPECIFICITÀ DEGLI ENTI PARCO, SIA LA GRAVE CRITICITÀ DI ORGANICI GIÀ FORTEMENTE ESIGUI! Anche i RSU dei parchi nazionali, fortemente preoccupati di questa situazione, si stanno confrontando per far emergere la problematica dal silenzio. I parchi non possono essere selezionati fra quelli che devono subire ancora riduzione del personale! Ancora un taglio lineare indiscriminato, infatti, produrrebbe forti esternalità  negative, di gran lunga molto maggiori dei benefici attesi, portando alla inefficienza le aree protette che tutelano una delle poche cose necessarie alla sopravvivenza dell’uomo: l’ambiente. [8 settembre 2012 – Elio Tompetrini – Presidente, presidente@associazione394.it
Roberta Emili – Vice Presidente, vicepresidente@associazione394.it ]

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