Patriarchi vegetali abbattuti nel parco dell’Appennino Lucano

30 aprile 2012 Parchi

_d700523L’associazione Centro Studi Naturalistici “Nyctalus” Ong – Onlus di San Martino d’Agri (Pz) denucia quello che giustamente definisce “un vero atto di “terrorismo ambientale” che si è consumato qualche settimana fa in una delle aree di maggior pregio del Parco Nazionale  Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Nei pressi del Monte Raparello in località Milazzo (comune di San Chirico R.), sono stati abbattuti due alberi monumentali, due enormi cerri. Il reato si è stato commesso nel punto esatto in cui lo scorso anno si tenne la Festa della Transumanza. Dei  due cerri uno in particolare era conosciuto dagli abitanti di San Martino d’Agri con il nome “cerza bucata” a causa di un profondo squarcio alla base del tronco, causato molto probabilmente da un fulmine.

Queste due enormi piante misuravano una circonferenza di 5,3 m ed erano stati censiti dal Corpo Forestale dello Stato come alberi  monumentali regionali di eccezionale valore storico. Si ergevano maestosi in un’area che già lo scorso anno, proprio in occasione della sopra citata festa, era stata oggetto di un taglio selvaggio di arbusti e alberi per rendere possibile la realizzazione dell’evento. Il danno ambientale è assolutamente incalcolabile. A questo si deve poi aggiungere il danno morale per diverse generazioni di ragazzi di San Martino d’Agri. Infatti, nonostante la “cerza bucata” fosse in agro di San Chirico Raparo, era conosciuto soprattutto alla popolazione sammartinese che frequenta con assiduità la montagna.

Inoltre l’albero era stato oggetto di diverse campagne ambientaliste ad opera delle associazioni operanti sul territorio. In modo particolare, negli ultimi due anni gli operatori del Centro Studi Naturalistici Nyctalus, nell’ambito del progetto promosso dall’ente parco “Il Parco nel Nostro Futuro” avevano svolto diverse attività e laboratori di educazione ambientale proprio nell’area antistante al cerro e l’avevano eretto a
simbolo della bellezza e delle potenzialità del territorio. Che si tratti di un atto dimostrativo è assolutamente chiaro: infatti il cerro, pur essendo maestoso, era completamente cavo all’interno, il che rendeva il taglio poco conveniente dal punto di vista della produzione di legna, soprattutto la luce del fatto che nella stessa area sono presenti altri alberi altrettanto grandi ma con il tronco integro e quindi più produttivi. Inoltre la particolarità dell’albero e la sua posizione lasciano supporre che questo scempio sia stato commesso da persone che in maniera abbastanza chiara hanno voluto rivendicare dei diritti sul territorio che considerano come una loro personale proprietà.

Viene da chiedersi com’è possibile che accada questo in un area protetta e soprattutto c’è da chiedersi se esiste una relazione con la festa della transumanza. Certo è che l’ampliamento della strada sterrata che conduce all’area dove si è svolta la festa e il deturpamento dell’area  (assolutamente illegale oltre che deprecabile) operato lo scorso anno per la realizzazione dell’evento, ha dato molta più visibilità all’albero, rendendolo vulnerabile, e ha facilitato l’accesso dei mezzi necessari per il trasporto. L’area è stata posta sotto sequestro dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato. I giovani di San Martino d’Agri e i volontari del C.S.N. Nyctalus Ong – Onlus si augurano che venga presto trovato e punito il responsabile di questo atto vandalico. Inoltre si auspica un maggiore controllo sul territorio, che in maniera assolutamente chiara ed evidente, è purtroppo in balia di “delinquenti” senza scrupoli, ben più pericolosi dei tanto temuti lupi. È una notizia che non avremmo mai voluto dare. La “cerza bucata”, per noi, non era semplicemente un albero. A molti potrà sembrare strano, ma per noi era quasi un’amico. È stato testimone silenzioso di alcune delle più belle giornate della nostra infanzia e della nostra adolescenza. Custodiva gelosamente segreti e
momenti che non torneranno più. Lui stava lì, ogni anno ci accoglieva sotto le sue fronde secolari. L’anno scorso, in occasione della festa della transumanza, l’abbiamo visto per la prima volta fragile: i cespugli e gli arbusti che la proteggevano da occhi cattivi erano stati tagliati. Per un attimo nella nostra mente era passata l’idea che qualcuno potesse, per motivi diversi, fargli del male ma non immaginavamo una simile  cattiveria. Il pensiero che forse avremmo dovuto o potuto fare di più per proteggerlo ci fa stare male, tanto!!! Tagliando quell’albero ci hanno derubato di una parte della nostra storia e questo non lo perdoneremo mai! Quell’albero andava protetto, ma forse non importava a nessuno. Del resto, per molti, era solamente un albero!!! Ma noi siamo sicuri che a tutte le persone che almeno una volta hanno trovato riparo sotto le sue fronde e a tutti quelli che oggi tornando al Raparello non avranno più dove andare a ripararsi la notizia farà male. Siamo sicuri che tanti proveranno rabbia e dispiacere per quanto accaduto e saranno in tanti a sperare che qualcuno paghi per questa violenza. Addio vecchia quercia, ci mancherai tanto. [ Centro Studi Naturalistici “Nyctalus” Ong – Onlus di San Martino d’Agri]

I patriarchi vegetali abbattuti

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parco appennino lucano


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