LIPU, Agricoltura e biodiversità, in un rapporto molte ombre e poche luci

11 maggio 2009 Parchi

inquinamento-agricolo1Habitat e specie di grande importanza europea non vengono tutelati dai piani regionali nel nostro Paese. Pochi fondi certi per la tutela della biodiversità. Nessun sostegno per habitat di grande importanza come le steppe e i pascoli estensivi aridi. Qualche schema promettente, come il ritiro dei seminativi dalla produzione, la gestione dei prati per finalità faunistiche, la tutela delle risaie, a rafforzare un panorama nel complesso piuttosto deludente. LIPU-BirdLife italia ha presentato a Bruxelles il dossier “PSR 2007-2013 e biodiversità – valutazione del ruolo dei PSR nel raggiungimento dell’obiettivo di fermare il declino della biodiversità entro il 2010”, uno studio dettagliato sui PSR (Piani di sviluppo rurale) realizzati dalle 21 regioni italiane, con l’analisi delle priorità ecologiche confrontate con le misure adottate e i suggerimenti di modifica proposti dalla LIPU.

Lo studio (interamente scaricabile sul web alla pagina www.lipu.it/pdf/pdf_agricoltura/PSR%20e%20biodiversit%E0%20LIPU.pdf, è stato presentato oggi pomeriggio nell’ambito di una iniziativa organizzata da BirdLife International e RSPB (Royal Society for the protection of birds, partner inglese di BirdLife) sul tema dello sviluppo rurale nell’Unione europea e la tutela della biodiversità.

Lo studio della LIPU fa emergere una situazione molto diversa da regione e regione, con punte di eccellenza e altre situazioni invece molto carenti dal punto di vista dell’attenzione verso la tutela della biodiversità, intesa – sottolinea la LIPU – come varietà di habitat naturali e seminaturali e di specie selvatiche animali e vegetali (esclusa la biodiversità agricola, ossia le varietà vegetali coltivate e le razze animali allevate).

Dal dossier emerge inoltre, tra le altre cose, come ambienti minacciati e protetti dall’Unione europea, e le specie di uccelli che vi nidificano, come le steppe, non abbiano protezione e sostegno dalle misure dei PSR regionali di alcune regioni del Sud (Puglia, Sardegna, Basilicata, Sicilia).

Sette regioni italiane, soprattutto del Sud, non hanno inserito alcuna misura per la tutela di habitat preziosi per la biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Solo quattro Regioni, inoltre, hanno attivato le indennità Natura 2000, utili per indennizzare gli agricoltori dei mancati redditi e costi aggiuntivi derivanti dall’applicazione delle misure di conservazione nei siti di rete Natura 2000.

“Rispetto al periodo precedente – fa notare Patrizia Rossi, responsabile Agricoltura LIPU-BirdLife Italia che ha presentato a Bruxelles il dossier – l’attenzione verso la biodiversità è migliorata, tuttavia solo una piccola percentuale dei fondi dei PSR italiani sono destinati a misure dedicate in modo esplicito alla conservazione della biodiversità, mentre troppe sono le misure generiche che occupano gran parte del bilancio senza portare vantaggi significativi all’ambiente”.

Tra gli elementi negativi che emergono dal rapporto, i fondi destinati a misure contenenti interventi (oggettivamente certi) favorevoli alla biodiversità agricola e forestale, pari a circa 1 miliardo di euro, rappresentano solo il 5% delle risorse nazionali. Mentre i fondi attribuiti a misure potenzialmente dannose per la biodiversità rappresentano oltre il 16% del budget (2,9 miliardi di euro).

Tra gli elementi positivi, il fatto che alcune regioni hanno proposte schemi molto promettenti: il ritiro dei seminativi dalla produzione per finalità ambientali (Emilia-Romagna); la gestione dei prati per finalità faunistiche (Friuli Venezia Giulia e Trento), come per esempio il Re di quaglie; gli impegni aggiuntivi a favore delle risaie (Piemonte). “La novità più importante – conclude Rossi – è l’esclusione dei prati stabili e dei pascoli dalle superfici da rimboschire, ambienti, questi, strategici per la tutela della biodiversità. Anche se quasi tutti i PSR prevedono poi il rimboschimento dei terreni a riposo e di quelli in fase di rinaturalizzazione”.

SCHEMA ALLEGATO

PSR, COSA NON FUNZIONA:
– Circa 1 miliardo di euro sono i fondi destinati a misure contenenti interventi (oggettivamente certi) favorevoli alla biodiversità agricola e forestale, che rappresentano solo il 5% delle risorse nazionali;
– i fondi attribuiti a misure potenzialmente dannose per la biodiversità rappresentano oltre il 16% del budget (2,9 mld di euro);
– Diverse misure (121, 122, 125 e 226) contengono interventi negativi per la biodiversità, come per esempio l’espansione dell’irrigazione o la costruzione di strade forestali. Ben 11 regioni finanziano la realizzazione di serre, e solo 2 PSR impongono misure per limitare gli effetti negativi sull’ambiente di queste strutture;
– manca la copertura dei costi aggiuntivi e dei mancati redditi per coloro che beneficiano del finanziamento per investimenti non produttivi (misura 216), come la realizzazione di siepi e zone umide;
– carenza di indicatori d’impatto specifici per le misure che hanno come obiettivo la conservazione della biodiversità;
– Solo 55 milioni di euro (pari allo 0,32% del totale) è dedicata al miglioramento della qualità ecologica dei boschi (misure 225 e 227). Risorse che si giudicano inadeguate rispetto alle necessità ecologiche e a quanto indicato dal Piano strategico nazionale;
– Mancanza di sinergia tra le misure e soprattutto tra i differenti assi (Asse 1 – asse 2 – asse 3);
– Manca un’adeguata formazione e consulenza sulla biodiversità rivolta agli agricoltori;
– Solo 4 Regioni hanno attivato le indennità Natura 2000, utili per indennizzare gli agricoltori dei mancati redditi e costi aggiuntivi derivanti dall’applicazione delle misure di conservazione nei siti di rete Natura 2000 (la rete di siti che la UE protegge per la presenza di habitat e specie di rilevanza conservazionistica)

PSR, GLI ELEMENTI POSITIVI:
– alcune regioni hanno proposte schemi molto promettenti: il ritiro dei seminativi dalla produzione per finalità ambientali (Emilia-Romagna), la gestione dei prati per finalità faunistiche (Friuli Venezia Giulia e Trento), gli impegni aggiuntivi a favore delle risaie (Piemonte);
– la novità più importante è l’esclusione dei prati stabili e dei pascoli dalle superfici da rimboschire, ambienti, questi, strategici per la tutela della biodiversità. Anche se quasi tutti i PSR prevedono poi il rimboschimento dei terreni a riposo e di quelli in fase di rinaturalizzazione. [fonte: LIPU]

Parma, 7 maggio 2009

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