LIPU, caccia: si chiude la stagione dell’illegittimità

31 gennaio 2011 Ambientefauna

cacciaNorme e regole disapplicate in molte regioni, mentre secondo il Rapporto Eurispes 2011  gli italiani ribadiscono il proprio no schiacciante: oltre l’80% non ama la caccia. Puglia, Lazio, Calabria le maglie nere. “Doveva essere l’anno della biodiversità e la stagione delle tutele per gli uccelli migratori e tutte le specie che non godono di buona salute. E invece è stato uno scempio di natura e diritto”. E’ quanto denuncia la LIPU-BirdLife Italia il giorno della chiusura della stagione venatoria 2010-2011.  Già a settembre scorso – sottolinea la LIPU – la stagione venatoria, in molte regioni italiane, si era aperta all’insegna dell’illegalità.  L’Italia, sotto procedura di infrazione europea a causa della troppa e cattiva caccia del nostro Paese, ha sì approvato nuove norme che prevedono maggiori tutele per gli uccelli selvatici, tra cui il divieto di caccia nei periodi di migrazione degli uccelli, ma le regioni non hanno dato applicazione a tali norme, aprendo uno scenario di clamorosa illegittimità e illegalità. 
Per questo, la LIPU è intervenuta con vari ricorsi ai TAR, ottenendo ordinanze secondo cui le regioni dovevano modificare i propri calendari venatori ed accorciare la stagione a molte specie di uccelli, tra cui la beccaccia, i tordi, le anatre. Si è verificata a quel punto una clamorosa situazione di illegittimità, con varie regioni che hanno semplicemente finto di adeguarsi per poi, all’ultimo momento, ripristinare i vecchi calendari.

E’ accaduto ad esempio in Calabria, regione che ha inserito la beffarda norma “allunga-caccia” nella legge di bilancio; è accaduto nel Lazio, che non solo non ha rispettato le indicazioni del TAR di restringere la stagione ma l’ha addirittura allungata, prevedendo persino una deroga di 10 giorni in febbraio; è accaduto in Puglia, con il calendario modificato indebitamente all’ultimo momento, in una regione dove peraltro si era già registrata l’approvazione dell’incredibile norma che permette la caccia nel parco delle Gravine.

“I casi Calabria, Lazio e Puglia sono situazioni gravissime, abbastanza simili a quelle di molte altre regioni italiane – dichiara il vicepresidente LIPU Fulvio Mamone Capria –  che fanno scempio non solo della natura ma anche e soprattutto del diritto e chiamano ad una riflessione seria sugli strumenti da attivare, a questo punto, per far fronte ad un quadro di evidente crisi della legittimità e della buona amministrazione”.

Tutto ciò, peraltro, mentre l’Eurispes rende noto il Rapporto 2011 che da un lato conferma la straordinaria importanza della tutela degli animali per i cittadini del nostro Paese (l’87%), e dall’altro rilancia lo schiacciante no degli italiani alla caccia: l’80,5% non la ama e il 56,6% la condanna completamente. E’ tempo che gli amministratori ne tengano conto. [31 gennaio 2011 – UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA ]

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