Parco del Pollino, rimboschimenti Lottomatica: non usate il pino loricato

27 dicembre 2010 FloraParchi

pinoloricatoIl naturalista nonché guida storica del Parco Nazionale del Pollino Emanuele Pisarra in una lettera aperta indirizzata al presidente del parco, Domenico Pappaterra ha scritto in merito all’utilizzo del pino loricato in azioni di rimboschimento. Ch.mo Presidente – scrive Emanuele Pisarra – apprendo da notizie di stampa e con molta gioia che – finalmente – l’Ente da Lei presieduto ha intenzione di avviare un progetto di rimboschimento di cinque mila piante grazie anche al sostegno economico di Lottomatica. Si dice che questo rimboschimento aiuterà ad abbattere i gas serra. Si dice anche che questa iniziativa è svolta nello spirito del Protocollo di Kyoto. Infine, si legge, che tra le specie utilizzate per il rimboschimento ci sarà il pino loricato.
Riguardo i primi due punti mi permetta di dissentire in quanto penso che cinquemila piante non hanno nessun effetto e non riducono se non di una percentuale infinitesimale i gas serra, mentre allo stesso tempo numerosi comuni ricadenti all’intero del perimetro del Parco che stanno provvedendo ad aste pubbliche per tagli boschivi quali Il  BANDO DI GARA CON PROCEDURA APERTA – VENDITA MATERIALE LEGNOSO – “Bosco ceduo matricinato in lotto boschivo Mancosa” (comune di Laino Borgo), che si è appena giudicato: l’asta era in programma per lo scorso 9 dicembre. Il Comune di Saracena, Firmo, Verbicaro, Orsomarso, Viggianello, Morano Calabro e tanti altri. hanno bandito aste per la vendita di “materiale legnoso” come pomposamente è definito – secondo un burocratese in voga dai tempi della milizia forestale fascista – la vendita di aree boschive pubbliche. Molti anni fa ho svolto attività di volontario al Parco nazionale d’Abruzzo dove il taglio dei boschi per alcuni paesi del Parco era vitale in quanto serviva per riscaldarsi poiché molti comuni non erano allacciati alla rete nazionale del metano – e alcuni non lo sono ancora tutt’ora – e nonostante ciò la direzione del Parco si prodigava per non far abbattere gli alberi e addirittura prenderli in affitto, tant’è che gran parte del bilancio dell’Ente veniva impiegato per risarcire i comuni. Mi sarebbe piaciuto molto- scrive Pisarra – che Lei avesse impiegato la somma destinata dalla Lottomatica ad acquistare – per esempio – quello che rimane delle foreste di Piano di Cambio e Vallone della Tirata: splendidi paesaggi forestali che molti studiosi da tutto il mondo ci invidiano mentre ora sono sotto minaccia di lame di assordanti motoseghe. Così come penso che il Protocollo di Kyoto sia una “giustificazione” che ci siamo dati per far passare iniziative pleonastiche che non hanno nessun effetto per le quali si dice di essere creato. Su questo argomento potremmo in un altro momento dibattere a lungo. Invece, in questa circostanza mi preme portare alla sua attenzione un fatto che di per se è gravissimo e denota che non avete a cuore le sorti del Parco e del suo simbolo per antonomasia che tutti ci invidiano: il pino loricato. Non molti anni fa (ricordo a memoria) ci fu un convegno sul pino loricato a Morano Calabro dove un noto studioso di questa nostra pianta annunciava con gioia che aveva preso accordi con il ministero delle foreste francese per utilizzare il pino loricato come pianta da rimboschimento in alcune aree costiere della Bretagna a picco sull’oceano Atlantico. Questo annuncio ebbe come conseguenza un coro di fischi che fece desistere lo studioso da questo scellerato proposito. Inoltre noi scontiamo anni di dirigenza del Corpo Forestale di funzionari dalla cultura prettamente “economica” del legno. Come dire che se piantiamo un albero dopo trent’anni si può tagliare e vendere la materia prima per un tot di denaro. Sicuramente il ricavato economico è di gran lunga inferiore al valore “ecologico” della pianta: infatti, essa, a parità di tempo ha svolto funzioni idrauliche per non far crollare il terreno, ha dato ospitalità a tanti animali che hanno mangiato le sue bacche, hanno fatto il nido sui suoi rami tantissime generazioni di uccelli e tanto altro ancora che fa sì che il valore ecologico di una singola pianta a parità di tempo sia di gran lunga superiore al ricavato in denaro. Forse questo dovrebbe essere lo spirito della gestione forestale dell’Ente da Lei presieduto. Infine, e vengo all’oggetto di questo mio scritto, Le chiedo di togliere dall’elenco delle piante da impiegare in questo rimboschimento, ma anche in qualsiasi altro lavoro che l’Ente da Lei presieduto intenda intraprendere nel futuro prossimo, l’uso del pino loricato. Il pino loricato come ben sa è il simbolo del nostro parco.

Il pino loricato è un simbolo proprio perché è una pianta unica, rara, splendida e spettacolare, oggetto di meta di numerosi (io aggiungerei di tutti) i visitatori che vengono in gita sulle nostre montagne. Non banalizziamolo! Non utilizziamolo per mero mercimonio, anche se da rimboschimento. Altrimenti possiamo riprendere i contatti con i francesi e cederlo alla Bretagna così come in Corsica oppure sulla scogliera di Amalfi o a chiunque ne faccia richiesta. Tant’è che questa mia preoccupazione – che è condivisa da molti dei suoi consiglieri (la professoressa Bernardo in primis) così come tutto il personale del suo servizio di Conservazione – rende vana qualsiasi giustificazione in termini di fatica, di ore di cammino, di rarità della pianta se poi girato l’angolo possiamo trovare un pino loricato in vasetto o in fila sui gradoni di un rimboschimento. Teniamolo un po’ più in conto perché è il nostro capitale. Qualcuno sostiene che la bravura di un gestore di parchi così come di un banchiere sta nel saper utilizzare gli interessi senza intaccare il capitale: altrimenti un giorno non avremo né l’uno né l’altro.


*Giornalista ambientale – Guida Ufficiale del Parco nazionale del Pollino – Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna)
– Socio Società Geografica Italiana

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