Associazione 394,una prospettiva gestionale antistorica per il parco dello Stelvio

24 dicembre 2010 ParchiPolitica

parco-stelvio_val_cedec_gran_zebruLa paventata frammentazione della gestione del Parco Nazionale dello Stelvio, con una ripartizione basata meramente su confini amministrativi desta rammarico nell’associazione 394 e in tutti coloro che credono e conoscono il ruolo dei parchi.   La più grande area protetta dell’arco alpino, con i suoi 131.000 ettari, garantisce la tutela di ecosistemi e beni comuni di interesse nazionale, tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future (comma 1, art. 2, legge quadro n.  394/91). Solo una gestione unitaria, che tenga conto unicamente delle unità ecosistemiche e paesaggistiche, può garantire il perseguimento degli obiettivi di conservazione e sviluppo compatibile delle comunità locali di un’area storicamente omogenea.
Come per molti altri parchi nazionali, che insistono territorialmente su più enti locali, anche per lo Stelvio la composizione degli organi direttivi della Legge Quadro assicurerebbe la partecipazione e la rappresentanza di interessi nazionali e locali, per una strategia di gestione e pianificazione unitarie e rispettose di ogni istanza. Fermo restando il ruolo nazionale e internazionale dei parchi nazionali per la difesa e la valorizzazione della biodiversità.
Se emergono problemi, siano gestionali o finanziari, non è con lo spezzettamento delle attribuzioni che si risolvono, anzi ciò sarebbe un danno. E’ utile rammentare che  Qualora il parco o la riserva interessi il territorio di più regioni, ivi comprese quelle a statuto speciale o province autonome, è comunque garantita una configurazione ed una gestione unitaria. (comma 4, art. 8, legge quadro n.  394/91)
Preoccupa l’aspetto localistico della vicenda, la tendenza a confondere ciò che è ricompreso in un confine amministrativo come un possesso, un territorio con contenuti propri, da gestire in isolata autonomia dell’ “ognuno per sé”. Così non è e non deve essere in particolare quando si tratta di ambiente, ecosistema, paesaggio, salute, acqua, aria, suolo. Beni riconosciuti di interesse collettivo, peraltro dal 1935, come nel caso dello Stelvio.
Amareggia la semplificazione e la banalizzazione culturale, su temi che non riguardano solo chi oggi ne discute, ma l’intera cittadinanza e le generazioni future. Per questo chiediamo con forza che quanto si paventa venga riconsiderato, con senso di responsabilità, dagli enti locali e dal ministero dell’Ambiente, vigilante e garante dell’applicazione della Legge quadro sulle aree protette.

 
www.associazione394.it
presidente@associazione394.it

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parco dello stelvio


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