Associazione 394, taglio dei parchi: grave colpo alla natura e al turismo d’Italia

14 luglio 2010 ParchiPolitica

logo3942010: anno internazionale della biodiversità; nei primi cinque mesi nell’anno si sono susseguiti gli incontri pubblici sul tema, fino alla presentazione, il 22 maggio 2010‐ alla presenza del Presidente
della Repubblica della Strategia Nazionale per la Biodiversità, dove le aree protette sono definite strumenti fondamentali ed irrinunciabili per le strategie di conservazione della biodiversistà e del mantenimento dei processi ecologici del pianeta, riconoscendo la necessità di rafforzare il loro
ruolo.
Eppure, quasi contemporaneamente, la manovra finanziaria entrata in vigore il 31 maggio scorso ha previsto un dimezzamento dei finanziamenti ai parchi. Un taglio devastante, ma anche inaspettato. Solo pochi mesi prima con la legge 25/2010 il governo aveva definitivamente escluso i parchi dalla norma tagli enti ‐ fornendo una interpretazione autentica dell’art. 26 del DL 112/2008  ovvero non solo dalla soppressione ma anche dalla necessità di riordino, riconoscendo, pertanto, la figura e il ruolo dei parchi. Il dimezzamento dei finanziamenti comprometterebbe totalmente il
funzionamento di enti che operano già con scarsissime risorse, umane e finanziarie. Né avrebbe senso, come viene ventilato, rendere i parchi economicamente autosufficienti: ciò non avviene nemmeno per la Cappella Sistina o gli Uffizi (per non dire del Parco dello Yellowstone). Tutte le riserve e i parchi nazionali costano oggi, infatti, appena un caffè all’anno per ogni italiano. Un costo irrisorio quindi ma che, non senza problemi, consente di attuare fondamentali politiche, anche comunitarie, di conservazione e sviluppo sostenibile nei luoghi di maggior pregio
ambientale d’Italia. Non una spesa passiva, quindi, bensì un investimento in grado di generare un significativo indotto principalmente legato al turismo e di cofinanziare importanti progetti comunitari, facendo giungere cospicue somme di denaro nel nostro Paese. Se tale taglio dovesse essere  malauguratamente confermato, i parchi esisterebbero solo sulla carta oppure, come ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Stefania  Prestigiacomo, si sarebbe costretti a chiuderne la metà per consentire agli altri di sopravvivere. Quale sarebbero, allora, le conseguenze?
La fauna, i boschi, il paesaggio, le coste e l’acqua nelle aree  naturalisticamente più importanti d’Italia (si pensi a Stelvio, Dolomiti Bellunesi, Cilento, Gran Sasso, Abruzzo, Sibillini, Gran Paradiso, Foreste Casentinesi, Gargano, Arcipelago Toscano, Aspromonte e molte altre)
sarebbero esposte al saccheggio di speculatori e potenti multinazionali, nonché di bracconieri ed ecomafie. Il turismo calerebbe. Numerosi animali già a rischio come l’orso bruno, il camoscio appenninico, la lontra e il capriolo italico, sarebbero con molta probabilità destinati all’estinzione.
Si aprirebbero altre pesanti procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. Mentre scriviamo è in corso al Senato il dibattito sulla conversione del decreto legge sulla manovra finanziaria. Le associazioni ambientaliste e quelle che operano nell’ambito dei parchi all’unisono
hanno manifestato fortissima preoccupazione per la grave situazione e hanno chiesto una modifica della norma che porterebbe al dimezzamento dei finanziamenti ordinari al parchi. E’ necessario per la salvaguardia del nostro Paese; lo richiedono gli impegni internazionali e comunitari in materia di salvaguardia ambientale; lo richiede la Strategia nazionale della
biodiversità messa a punto dal Ministro dell’Ambiente (versione ultima del 18.6.2010). L’Associazione nazionale del personale delle aree protette, rivolge pertanto un ulteriore accorato appello al Governo e al Senato affinché vangano salvati i parchi e le riserve nazionali, ultimi baluardi nella difesa dell’ambiente!

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Associazione 394


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