WWF FORLI’, SI’ AL FOTOVOLTAICO – NO A NUOVE OCCUPAZIONI DI TERRITORIO AGRICOLO

16 febbraio 2010 Ambiente

campo-agricoloSentendo il profumo di nuovi fruttuosi investimenti, alcuni uomini d’affari e alcuni amministratori locali si sono scoperti paladini dell’ecologia e della sostenibilità ambientale.Purtroppo, però, l’approccio al problema “ambiente” si sta rivelando meramente strumentale e così emergono subito palesi incongruenze, come quella di pensare di occupare ettari ed ettari di terreni agricoli con pannelli per la realizzazione di tanti “campi fotovoltaici”. Le richieste in tal senso stanno aumentando esponenzialmente, in tutto il territorio della Provincia di Forlì-Cesena. Ricordiamo che la vocazione primaria dei terreni agricoli è quella di produrre cibo per la comunità nel modo più sano possibile (produzioni biologiche) e di costituire l’habitat naturale per le numerose specie selvatiche di flora e fauna strettamente legate a questi ambienti. Inoltre bisogna anche tenere conto della valorizzazione delle culture e tradizioni agroalimentari locali e della conservazione del paesaggio rurale. Il WWF torna pertanto a ribadire, come già fatto per la questione dell’energia eolica, che ogni intervento di modificazione dell’uso dei suoli per finalità energetiche deve essere inserito in una pianificazione che tenga conto di tutte le componenti ambientali e che prevenga ogni ulteriore consumo di prezioso suolo agricolo. I pannelli fotovoltaici possono convenientemente essere installati su superfici già compromesse e impermeabilizzate (e di ettari ce ne sono tanti!), ovvero su suolo già ecologicamente “perso”, come ad esempio le aree adibite a parcheggio, le ex discariche, le aree industriali dismesse, i tetti dei fabbricati pubblici (uffici comunali, provinciali, ex genio civile, poste, ospedali, etc.). Vanno invece, questo sì, stimolate le attività agricole, artigianali, industriali e commerciali ad impiantare la tecnologia fotovoltaica sui tetti dei propri capannoni, dando l’opportunità alle varie imprese del territorio di rendere un servizio alla collettività in termini di riduzione di emissioni inquinanti e al contempo consentendo alle stesse di trarre un profitto pulito dalla vendita dell’energia elettrica. Un grande piano di solarizzazione degli edifici, coinvolgendo anche i cittadini, permetterebbe anche la contestuale rimozione/sostituzione di molte coperture in eternit ormai obsolete e almeno parzialmente degradate. La scelta errata, e dettata solo da una logica di profitto da parte degli amministratori e dei proprietari terrieri, rischia invece di ridurre fortemente l’attività fotosintetica con impoverimento progressivo del tenore di carbonio fissato nel suolo e nella biomassa. Inoltre, a causa della schermatura dalle piogge, la superficie agricola andrebbe incontro a un inaridimento e ad una progressiva desertificazione. La conseguenza più evidente è che i terreni agricoli diventerebbero emettitori anziché assorbitori di anidride carbonica (il suolo, se non degradato, rappresenta un naturale serbatoio di carbonio); una situazione a dir poco paradossale, per una tecnologia come il fotovoltaico che punta a ridurre le emissioni che alterano il clima. [Forlì, 15 febbraio 2010 – WWF Forlì]

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